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umbria2020

L'obbiettivo ampiamente condiviso del Progetto OrvietoCittàfutura è quello di lavorare per il benessere Bio-Psico-Sociale nell'interazione tra l'individuo e l'ambiente. Per perseguire questa finalità si ritiene indispensabile introdurre nel dibattito e nell'iniziativa a livello locale temi, proposte e progetti che sappiano dare una speranza di futuro alle persone oggi in grande difficoltà. Il dibattito nell'Orvietano è dominato da argomenti che evocano problemi e difficoltà: dalla disoccupazione alla discarica, dalla chiusura dei negozi nel centro storico all'immigrazione, dal dissesto idrogeologico alle dipendenze ( gioco, alcol. droghe). La maggior parte delle forze politiche e delle organizzazione o è silente o li evoca strumentalmente per utilizzarli politicamente. In questo quadro l'unica certezza sono i sindaci che, al di la della loro appartenenza, sono chiamati ogni giorno a dare risposte e ad affrontare i problemi e le organizzazioni del terzo settore e del volontariato. E proprio dai Sindaci sono venute le uniche risposte in contro tendenza con il Progetto Aree Interne ( 16 milioni di Euro), il Piano contro La Povertà ( 1 milione di euro), il Piano per la Connettività e un primo abbozzo di trasporto per autoveicoli elettrici Sono state avviate importanti esperienze per le funzioni associati in settori vitali come il Sociale, la Protezione Civile e il Catasto e altre esperienze piu limitate su Polizia Urbana e Urbanistica. Dal mondo del volontariato e del terzo settore sono venute proposte importanti ma soprattutto iniziative e pratiche quotidiane sul Sociale, lo Sport e il Tempo Libero , la Cultura. Poichè il quadro è chiaro, delineato sapientemente dal Bollettino Economico curato dal Centro Studi di Orvieto che conferma ampiamente le premesse messe a base del Progetto dell'Area Interna, ora si tratta di passare ai fatti. Per farlo non servono solo le delibere ma mobilitare le energie migliori a cominciare dai giovani, dai nostri artigiani, dalle scuole, dalle professioni. Rompere la cappa parassitaria di chi aspetta sulla soglia l'arrivo di chi sa che cosa, di chi vorrebbe una città silente solo dedicata alla tranquillità dei redditi medi alti, di chi ha scambiato la banca locale come una proprietà privata e non un bene comune, le piazze pubbliche come parcheggi privati, il paternalismo e il clientelismo come pratica per la selezione del personale. Le istituzioni locali possono avere un ruolo. Ma devono decidere se investire sui risultati raggiunti fino ad oggi. Il Progetto Aree Interne deve diventare economia reale, motore di nuove imprese sostegno ai settori trainanti dell'agricoltura, del turismo e delle nuove tecnologie Per farlo la prima barriera da abbattere è quella burocratica, le resistenze degli apparati, soprattutto quelli apicali che si oppongono strenuamente a qualsiasi evoluzione del modello organizzativo. I 19 Comuni dell'Area Interna ( non Considerando città della Pieve) hanno poco piu' di 200 dipendenti e una quindicina di ragionieri che faticano tutti a fare le stesse cose. Una gestione unitaria permetterebbe di fare le stesse cose in tempi molto piu rapidi e con molte meno risorse. La strada da battere è quella dell'Unione dei Comuni dell'Orvietano che permetterebbe di mantenere l'autonomia politica delle Singole Comunità ma realizzerebbe una burocrazia unitaria dando ai cittadini e a chi vuole intraprendere una qualsiasi attività regole , procedure e tempi certi e omogenei su tutto il territorio.

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6/30/2016 1:55:17 PM
redazione_umbria2020 in ABBIAMO SBAGLIATO L’ANALISI SU BREXIT E GIOVANI: ANCHE LORO SONO RESPONSABILI - di ALESSANDRO MARIO AMOROSO
!!!
6/27/2016 8:15:39 AM
Silver Silvan in ABBIAMO SBAGLIATO L’ANALISI SU BREXIT E GIOVANI: ANCHE LORO SONO RESPONSABILI - di ALESSANDRO MARIO AMOROSO
Complimenti, analisi interessante e controcorrente.
12/7/2015 11:40:14 AM
Valentino in Più analisi con meno sangue e meno costi, grazie a X10 Pathology - di Valentino Filippetti
Sarebbe un'ottima cosa se funziona. A che punto i test?
12/19/2012 8:53:28 AM
roby in Fisac Cgil: a quando la Cassa di Risparmio dell'Umbria?
Le Casse di Risparmio erano rimaste le uniche banche territoriali che si occupavano dell' economia ...
1/25/2012 11:01:35 PM
Concy31 in I Giovani Democratici del circolo di Gubbio condannano aspramente l’ abolizione del registro delle coppie di fatto
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A Orvieto la Mostra PRIMO LEVI, I GIORNI E LE OPERE, organizzata dall'ANPI

3 aprile 2018

5 Aprile 2018-ore 10,00 Palazzo Comunale, Sala Unità d’Italia, Via Garibaldi,8 Orvieto

Inaugurazione Mostra :

<< PRIMO LEVI, I GIORNI E LE OPERE >> 
la letteratura, la chimica, l’antifascismo, la Resistenza, la deportazione, l’impegno politico, l’impegno civile
con il Patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Terni, Comune di Orvieto, Museo Diffuso della Resistenza di Torino,

Primo Levi, questo è davvero un uomo, resistente dentro, razionale ad oltranza, capace di senti-menti e di urlo nelle tenebre, a dispetto di un’epoca in cui sì è trovato in mezzo ad eventi indicibili, schiacciato tra totalitarismi e barbarie. Realizzata dal Comune di Torino per celebrare il ven-tesimo anniversario di un illustre concittadino, la Mostra “ I giorni e le opere” dedicata a Primo Levi sarà ad Orvieto presso il Palazzo Comunale dal 5 al 14 Aprile. Frutto di una rigorosa ed inedita ricerca a carattere scientifico e storiografico da parte dei curatori - un pool internazionale comprendente Philippe Mesnard, Carlo Saletti, Alberto Cavaglion e Pietro Crivellaro - la Mostra non mancherà di lasciare il segno anche in Umbria e nella comunità Orvietana tutta. Attraverso un serie di immagini e di testi sarà possibile infatti scandagliare da un punto di vista diverso e originale una delle figure più importanti dell’antifascismo militante e dell’intero Dopoguerra. Un Primo Levi poliedrico e a tratti inaspettato, capace di analizzare - mentre ci è immerso - una realtà sconvolgente e ancora oggi non a sufficienza interiorizzata da tutti, come quella della dittatura razzista, della deportazione, della sopravvivenze nel lager, della Resistenza, militare, politica, umana… Ne esce un fotografia di uno sforzo sovrumano compiuto da Primo Levi come da parte di milioni di altri uomini anonimi, capaci di non smarrire la bussola della democrazia e della giustizia pur dentro la catastrofe. C’è poi un meno noto Primo Levi scienziato, capace di lavorare come chimico ma anche di razionalizzare lo spirito del tempo, di evitare la facile separazione tra vittime e carnefici per scavare alle radici del male e trovare una possibile resurrezione: la democrazia attiva, la partecipazione, la responsabilità condivisa, l’onestà intellettuale che lo hanno poi portato ad estreme conseguenze, sono i tratti i dell’itinerario letterario ma prima ancora umano e politico di un grande uomo grande. La sua impronta culturale e politica sul mondo è ancora attualissima e la Mostra lo rimarca.

La vernice della Mostra - Giovedì 5 Aprile 2018, alle ore 10,00 al Palazzo Comunale di Or-vieto , Sala Unità d’Italia - sarà aperta dal Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, con il Vicesindaco, Cristina Croce, il Presidente dell’Anpi Umbria, Mari Franceschini e il Presi-dente dell’Anpi Orvieto, Pier Giorgio Oliveti e il curatore della mostra in Umbria, Luciano Zara.

L’inaugurazione verrà impreziosita da un evento speciale, la lettura dal vivo :

“ PRIMO LEVI E IL SISTEMA PERIODICO”/Elementi di biografia tra Argon, Idrogeno, Po-tassio e Cerio, a cura di Cristina Salvatori, Enrico Paci, con Giovanna Guariniello ed Enrico Paci, musiche di Tarek Komin.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare

(…) Sapevano loro di Auschwitz, della strage silenziosa e quotidiana, ad un passo dalle loro porte? Se sì, come potevano andare per via, tornare a casa e guardare i loro figli, varcare le soglie di una chiesa?(…). Mi sorpresi a cercare fra loro, fra quella folla anonima di visi sigillati, altri visi, ben definiti, molti corredati da un nome: di chi non poteva non sapere, non ricordare, non rispondere; di chi aveva comandato e obbedito, ucciso, umiliato, corrotto. Tentativo vano e stolto: ché non loro, ma altri, i pochi giusti, avrebbero risposto in loro vece”.
da La Tregua, pag. 248/249, Einaudi ed. : Primo Levi fu uno dei tre sopravvissuti alla deportazione di 650 partiti in gruppo da Torino 20 mesi prima; ritornando in Italia in treno con 35 giorni di viaggio, attraversa Polonia, Austria e Germania. A Monaco di Baviera la città sembra quasi tentare una vita normale, ed egli così annota.



in evidenza

Habermas: il populismo cresce perché la sinistra non lotta più contro le diseguaglianze

da www.globalist.it La riflessione del filosofo tedesco: occorre dare una forma socialmente accettabile alla globalizzazione economica Parole che andrebbero ascoltate e sulle quali meditare: "Come è stato possibile giungere a una situazione nella quale il populismo di destra sottrae alla sinistra i suoi stessi temi?". Un interrogativo posto dal filosofo tedesco Jurgen Habermas, in un'intervista a MicroMega: "Solo una marginalizzazione tematica potrebbe togliere l'acqua al mulino del populismo di destra". "Ci si deve chiedere perché i partiti di sinistra non vogliano porsi alla guida di una lotta decisa contro la disuguaglianza sociale, che faccia leva su forme di coordinamento internazionale capaci di addomesticare i mercati non regolati", ha affermato Habermas, secondo il quale "l'unica alternativa ragionevole" allo status quo del "capitalismo finanziario selvaggio" e al nazionalismo "è una cooperazione sovranazionale capace di dare una forma politica socialmente accettabile alla globalizzazione economica. L'Unione europea una volta mirava a questo, l'Unione politica europea potrebbe ancora esserlo". "I partiti che riservano attenzione al populismo di destra, piuttosto che disprezzarlo, non possono aspettarsi poi che sia la società civile a mettere al bando slogan e violenze di destra", afferma. Nella sua analisi, si sofferma su quello che definisce "l'egomane Trump", che "con la sua disastrosa campagna elettorale" ha portato alle estreme conseguenze "una polarizzazione che i repubblicani, a tavolino e in modo sempre più sfacciato, hanno alimentato fin dagli anni Novanta; lo ha fatto però in una forma tale da far sì che questo stesso movimento alla fine sfuggisse totalmente di mano al Grand Old Party, che è pur sempre il partito di Abraham Lincoln. Questa mobilitazione del risentimento ha espresso anche le tensioni sociali che attraversano una superpotenza politicamente ed economicamente in declino".

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